elisabetta riccio - from the clausus project, painting of the 600

clausus

Lat. : inviolabile, inaccessibile, chiuso.

Il termine clausura significa chiuso.
Indica allo stesso tempo un luogo separato, uno spazio per l’incontro con Dio, l’ostacolo materiale e le regole che favoriscono questa separazione.

La vita quotidiana di un monastero di clausura si svolge nel silenzio, scandita dal suono delle campane e dalle preghiere. Ogni giorno lo stesso ritmo. Ripetuto. Uguale. Questa ripetizione ritmica relativizza la percezione dello spazio-tempo. I rumori di fondo della natura come il fischio del vento, il cinguettio degli uccelli, il frinire delle cicale aumentano la distanza della realtà esterna diventano una compagnia e una voce. La Natura sostituisce il consumismo. Il Silenzio colma il vuoto tecnologico. La Solitudine cancella il superfluo della nostra società.

elisabetta riccio - from the clausus project, a nun while working walks at sunset and brings food to the animals
elisabetta riccio - from the clausus project, a nun in front of a 17th century painting

Il luogo ritratto in questo reportage è il Monastero Della Visitazione Santa Maria a Revigliasco, Torino, istituto religioso di Diritto Pontificio. Dopo la rivoluzione francese l’edificio fu espropriato a le monache disperse, ma nel 1824 il Duca Carlo Felice restituisce alle monache la possibilità di riprendere la clausura.

Nel 1902 le religiose ottengono un nuovo monastero; dapprima in un edificio con terreno in c.so Francia, a Torino, dove lavoravano la terra e allevavano mucche, galline e conigli. Dal 1970 ci fu il definitivo trasferimento nell’attuale ubicazione a Revigliasco, sulla collina di Moncalieri, in un luogo più silenzioso e salutare.

All’epoca dell’insediamento le residenti erano circa 40, questo spiega l’attuale dimensione del monastero. Una parte dell’edificio fu dedicata al noviziato regionale ma è sempre rimasto vuoto.

elisabetta riccio - from the clausus project, a nun while feeding the hens

Dopo pochi anni il monastero rimase vuoto e Madre Chiara fu trasferita da Pinerolo per rivitalizzare il luogo. Le nuove sorelle si trasferirono qui da altri continenti, la prima da Guadalajara, in Messico, seguita da altre tre provenienti dall’Africa.

Oggi il nucleo è composto da 12 religiose.

Le monache obbediscono a Dio e seguono la regola istituita dalla Chiesa. Diversamente da altri monasteri ad accesso esclusivo per la congregazione residente, questo concede eccezionalmente a giovani e anziani la condivisione dell’esperienza di preghiera. La comunità è aperta a individui e gruppi, accolti nella pensione, che abbiano il desiderio di vivere appieno l’esperienza religiosa del silenzio e della contemplazione, concedendo la partecipazione alla preghiera e alla routine monastica.

Essere monaca di clausura significa non concedersi mai la possibilità di uscire, salvo casi di estrema necessità di salute o per lo spostamento verso un altro monastero.

Per questo motivo, nel salone comune esiste una grata che ricorda loro l’esigenza di dare testimonianza del divino senza concessione alcuna alla conversazione superflua e frivola. Silenzio e preghiera sono la materia prima delle loro giornate e della loro vita comunitaria.